"Dal Festival ad oggi non ho avuto un attimo di tregua.
Sono stata impegnata tutte le sere. Tutte".

(Caterina Caselli)


1966, A.Guatelli-M.Panzeri-D.Pace, Ed. Di Lazzaro




Il mandolino

La primavera del 1966 per la 19enne cantante colpita da straordinaria popolarità grazie a 'Nessuno mi può giudicare' fu un periodo difficile. Soltanto nel mese di marzo, si esibì in 28 serate nei locali di tutta Italia; a luglio ed agosto, le serate diventarono 60 su 61 giorni.

Di fatto, nonostante le quotazioni notevolmente innalzatesi dopo l'apparizione al Festival, la Caselli era costretta a tenere fede a contratti più modesti stipulati in precedenza. Il che spiega la quasi brutale sincerità dell'affermazione rilasciata in un'intervista: "Approfitterò della mia permanenza a Roma per girare anche il mio primo film. Ma non sono tagliata per fare l'attrice, io sono una cantante. Faccio questo film solo perché mi serve a realizzare dei soldi".
Il perdurante successo di classifica di 'Nessuno mi può giudicare' inizialmente consentì di rimandare il 'problema' di trovargli un brano che ne fosse degno successore. Ma a maggio la canzone cominciò lentamente a scendere dalle primissime posizioni, e si rese necessario prendere una decisione. Oggi Caterina Caselli ammette: "Dopo 'Nessuno mi può giudicare' la casa discografica puntava su 'L'uomo d'oro', che era stata scritta dagli stessi autori", ovvero la collaudata coppia Pace & Panzeri, con la collaborazione dell'arrangiatore, il Maestro Alceo Guatelli. Il pezzo, oltre che per la prima facciata del nuovo 45 giri, fu anche in predicato di aggiudicarsi il titolo del film sopra citato, quello del debutto cinematografico della ragazza emiliana. "A me sinceramente piaceva di più 'Perdono', ma per motivi di riconoscenza, fu scelta 'L'uomo d'oro'. Avevo 19 anni, e per quanto fossi per certi aspetti abbastanza matura, non avevo forza né esperienza per far valere il mio punto di vista, così invece di impuntarmi ritenni opportuno ascoltare chi mi consigliava... Il senno di poi mi ha insegnato che la riconoscenza è una buona cosa, ma ci sono vari modi per esprimerla. In ogni caso, 'L'uomo d'oro' era stata scritta appositamente per me, giocando un po' sul soprannome 'Casco d'oro'... Gli autori, come sempre capitava con un giovane artista, cercavano di immedesimarsi, e magari proiettavano qualcosa di se stessi su di me. Forse senza valutare appieno il fatto che 'Nessuno mi può giudicare' aveva creato un certo tipo di aspettative, proponendomi come personaggio che si ribellava alle convenzioni… 'L'uomo d'oro', col suo desiderio di un legame duraturo, spiazzò qualcuno dei miei fans - mai quanto 'Perdono', comunque".

La struttura melodica de 'L'uomo d'oro' somiglia innegabilmente a quella di 'Nessuno mi può giudicare': dall'introduzione orchestrale lenta all'incedere a tempo di "shake" con contrappunto di fiati ed organo. Dal punto di vista vocale, richiedeva un notevole lavoro sulle note basse, ma con qualche guizzo in stile rhythm'n'blues. Iscritto al Disco per l'Estate 1966, il brano si piazzò al quarto posto: a vincere fu 'Prima c'eri tu' di Fred Bongusto - suscitando qualche polemica per come, l'ultima sera, riuscì a recuperare misteriosamente 400 voti a Tony Del Monaco che presentava 'Se la vita è così', e ai Giganti, che lanciarono 'Tema'. A metà giugno 'L'uomo d'oro' entrò nella top ten. Tuttavia, a far decollare le vendite del 45 giri fu il successo del lato "B", 'Perdono', al Festivalbar 1966. Nelle stampe successive, pertanto, quest'ultima guadagnò la fatidica prima facciata del disco.