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La
copertina del mandolino



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Nato a Sampierdarena, Elio Lotti si chiamava in realtà Aurelio
Codognotto - cognome che condivideva con il suo più famoso cugino,
Natalino Otto.
Dopo aver fatto parte dell'Orchestra della Rai di Genova, vinse il concorso
Voci Nuove della Canzone promosso dalla Rai nel 1947 (al secondo posto,
su 5.200 candidati, giunse Lidia Martorana). Chiamato a cantare nell'Orchestra
dell'ente di Stato, Lotti divenne una stella nello spazio di poche settimane
lanciando 'Che musetto', divertente e spensierato motivo con liriche di
Testoni su musica del grande jazzista Enzo Ceragioli. Il pezzo era eseguito
dall'orchestra di Beppe Mojetta. "Mojetta", afferma Everardo
Dalla Noce, autore del libro "Solo me ne vo per la città"
(Ferrara Editore), "era dotato di uno swing molto più accentuato
e quindi più vicino allo spirito e ai desideri musicali dei ragazzi
di allora". Ragazzi che, va ricordato, avevano visto concludersi
una guerra e vivevano in un paese attraversato da forti lacerazioni ideologiche:
il 1948, anno della pubblicazione di 'Che musetto', fu anche l'anno dell'attentato
a Togliatti. Ma fu un anno sicuramente positivo per l'interprete ligure,
la cui amicizia per la collega Martorana si trasformò in amore
- i due cercarono di tenere segreto il loro idillio, ma un giorno il Maestro
Pippo Barzizza, che li aveva visti appartarsi sulle colline toscane, scoprì
i loro "altarini" in diretta radiofonica, accelerandone il matrimonio
La Martorana in quel periodo veniva acclamata per 'Amore baciami' e 'Addormentarmi
così'; Lotti, dopo 'Che musetto' incise in rapida successione 'La
strada di Herbin', 'Vecchia Roma', 'Notte di Venezia', 'Baciami Cherie'
e 'La bocca tua', brani firmati da autori del calibro di Nisa, Rastelli,
Panzeri, Ruccione, e incisi con le orchestre di Artuso, Barzizza e Piubeni.
Pur non riuscendo a ripetere l'exploit conseguito con la canzone di Ceragioli
e Testoni, rimase uno dei principali cantanti italiani del periodo. Ma
gli anni '50 si rivelarono meno rosei per i due freschi sposi. La Martorana
fu sorprendentemente esclusa dall'Orchestra della Rai ("Qualcuno
mi aveva fatto lo sgambetto", ha affermato in anni recenti), e per
entrambi rimasero chiuse le porte dell'evento che a partire dal 1951 si
sarebbe rivelato cruciale per le sorti di un cantante: il Festival di
Sanremo, cui non hanno mai preso parte. Secondo il già citato Dalla
Noce, "Sotto certi aspetti l'handicap di Elio Lotti è stato
la modestia, e un filo di timidezza che, se può rendere interessante
un personaggio, può un poco limitargli la carriera". Nel 1960
Lotti decise di imbarcarsi e cantare sulle navi da crociera. "Forse
avrei potuto ritentare di rafforzare la mia posizione in Italia, ma ho
preso quella decisione e basta: la curiosità di vedere il mondo
mi ha dato la spinta".
Giancarlo Testoni, paroliere, ebbe una lunghissima e lusinghiera carriera:
ottenne i suoi maggiori successi negli anni '40 ("Amore baciami",
"Che musetto", "Il mio nome è donna", "In
cerca di te (Solo me ne vo per la città)", "Abbandonati
a me", ma all'inizio degli anni '50 scrisse un brano destinato ad
entrare nella storia come vincitore del primo Festival di Sanremo: "Grazie
dei fior", firmata con Panzeri e Seracini, ed interpretata da Nilla
Pizzi. L'ultima sua partecipazione al Festival è datata 1962, con
la canzone "Inventiamo la vita", portata alla finale da Nunzio
Gallo.
Enzo Ceragioli più che come autore di canzoni è noto come
pianista, direttore d'orchestra, arrangiatore (i primi brani di Celentano,
ad esempio) e come divulgatore del jazz in Italia sfidando il veto del
regime fascista. Considerato il Duke Ellington italiano, è stato
protagonista di mezzo secolo di musica italiana dai microfoni dell'EIAR
prima e della RAI poi.
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